Psicologa Psicoterapeuta Cagliari

PROSTITUZIONE STUDENTESCA

prostituzione-studentescaDi giorno sui libri e di notte lavoratori del sesso. Prostituirsi per avere un migliore stile di vita o pagarsi la retta dell’Università non è considerato più un tabù In Europa.

Un recente studio della Swansea University, il “Student sex work project“, ha intervistato un campione di studenti universitari inglesi per conoscerne le opinioni in proposito, se avessero fatto tale scelta e quali fossero le motivazioni.

Le interviste hanno rivelato che il 22% degli studenti degli Atenei del Regno Unito considerano una opzione normale i “lavori” dell’industria del sesso, quali spogliarelli e chat erotiche, massagiatrici in centri di dubbia fama e “maggiordomi nudi“, fino a giungere alla prostituzione di studenti gigolò e studentesse escort; inoltre, il 5% degli studenti, in maggioranza uomini, afferma di aver fatto soldi in questo modo: così è possibile pagare le costose rette di atenei elitari quai Oxford e Cambridge evitando di accumulare debiti, o si possono acquisire beni di lusso e in generale permettersi condizioni migliori di vita.

Infine, c’è anche chi mette prima di tutto il piacere fisico. Zygmunt Bauman scrive ne “La solitudine del cittadino globale“: «Tendiamo a sentirci orgogliosi di ciò per cui dovremmo invece provare vergogna: vivere nell’epoca “postideologica” o “postutopica”, mostrare indifferenza per qualunque immagine coerente di società buona e aver barattato la preoccupazione per il bene pubblico con la libertà di perseguire l’appagamento personale».

La scalata sociale nella società occidentale ipercompetitiva e consumistica fa sempre più spesso a meno dei valori intangibili dell’etica, degli affetti, del rispetto di sé e degli altri che sostenevano l’autonomia individuale nei confronti delle spinte all’omologazione e al conformismo.

In particolare si evidenzia la perdita di un’identità definita e solida, sostituita dall’adattamento flessibile e rapido alle sempre mutevoli e spesso disumanizzanti condizioni della società postindustriale. Così, in una “liquidità sociale completa” e senza sensi di colpa, i ragazzi prostituti vivono il loro rapporto col corpo senza avvertirne le emozioni, che sfumano all’interno di un’identità cangiante.

La prostituzione diventa fluida e ambigua perché non serve più ad identificare una persona, come avveniva tradizionalmente, bensì si inserisce fra altri ruoli, mille altre sfaccettature del sé in un fluire velocemente cangiante e poco integrato.

Il consumismo edonistico sopravvive alla crisi economica e resta l’unico parametro nella regolazione di rapporti sociali sempre più deboli, impregnati di insicurezza e diffidenza. il culto dell’individuo, narcisistica monade isolata nel deserto di ciò che un tempo erano le reti sociali solidali, impone interazioni umane basate sulla ricerca di emozioni da consumare velocemente, dalle quali residua il senso di vuoto di chi non sente di essere il protagonista della propria esperienza di vita.

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