Psicologa Psicoterapeuta Cagliari

L’ANSIA

ansia-imprevedibilita-vitaQuando si parla d’ ansia si da solitamente per scontato il significato: tutti hanno un’idea di cosa sia per averla sperimentata in diversi momenti o periodi della propria vita.

Al di là del senso comune, se si approfondisce il significato etimologico del termine, si scopre il rimando a più significati apparentemente contrapposti, e in realtà tutti descrittivi delle polimorfe manifestazioni di questa emozione. Dall’accadico “hanaqu” che significa costringere, o “anhu” il cui significato è esausto, sfinito, al termine greco “agko”, “stringo, soffoco”, tutti questi significati rimandano a una varietà di manifestazioni corporee che oscillano fra lo stato di costrizione e la spossatezza, fra il senso di eccessiva vicinanza e quello di solitudine e di bisogno d’aiuto.

Le prime manifestazioni d’ansia emergono prima dei due anni di vita, durante la fase della deambulazione autonoma, quando il bambino inizia a sperimentare la separazione fisica dal genitore. Se l’accudimento del genitore è prevedibile e puntuale, il bambino sperimenta un sentimento di sicurezza e fiducia, mentre in caso contrario, in presenza di un accudimento imprevedibile dato che il genitore non risponde coerentemente ai suoi bisogni, (non è presente fisicamente o è affettivamente non disponibile, ad esempio per un lutto o un trauma pregresso), l’attaccamento del bambino al genitore diviene insicuro.
In questo caso le manifestazioni d’ansia del bambino segnalano la sfiducia di poter ricevere protezione ogni volta che ne sente bisogno.

L’effetto dell’insicurezza è il blocco dell’esplorazione autonoma dell’ambiente e l’incremento della dipendenza. Più tardi, con lo sviluppo delle capacità cognitive, l’ansia acquisisce il carattere della temporalità, quale prefigurazione di una minaccia futura, e si manifesta con una gamma possibile di variazioni che vanno dalla preoccupazione all’apprensione, fino al tormento, all’angoscia e al terrore.

Negli adulti con “personalità controllanti”, l’ansia emerge quando viene meno (o si teme che venga meno) il controllo di aspetti importanti della propria vita, come la relazione affettiva con il proprio partner o l’attività lavorativa. Un caso tipico è quello del manager, molto attivo nel controllo dell’azienda e che si trova a fronteggiare un evento imprevedibile, a causa del quale non riesce più a gestire l’attività come aveva fatto sinora: il senso di perdita di controllo fa emergere un sentimento paralizzante d’impotenza, in quanto il cambiamento richiesto dagli eventi è una novità non prevedibile e quindi percepita non gestibile.

I disturbi fobici, gli attacchi di panico, l’agorafobia o uno stato depressivo importante sono caratteristici di tale scompenso.

Nelle personalità “contestualizzate” ossia sensibili al giudizio e tendenti a fare riferimento a figure esterne per orientare il proprio punto di vista o le proprie scelte, l’ansia emerge in conseguenza a un’esperienza di mancata conferma o di un giudizio critico che ha intaccato l’immagine di sé mettendo in discussione il proprio punto di vista.

Tale disconferma tende a generalizzarsi ad altri aspetti di sé, determinando il timore di non essere più accettati o stimati dagli altri, di non avere più le capacità per affrontare la vita sociale, di non essere “perfetti”, con conseguente chiusura in una sorta di auto isolamento dal quale col tempo è difficile uscire. Il punto di vista, le opinioni dell’altro divengono l’unico metro di paragone per valutarsi. Oltre a uno stato di confusione si attiva un’ansia somatizzata fino a uno stato d’angoscia.

La fobia sociale è il disturbo tipico in questo scompenso, con conseguente evitamento delle relazioni sociali.

Inoltre può instaurarsi uno stato di abulia e ruminazione ossessiva in coloro che ricercano un’immagine di sé perfetta e inappuntabile in ogni circostanza.

Le caratteristiche e le sfumature delle diverse personalità sono molteplici: questi pochi esempi non racchiudono tutte le tipologie di personalità esistenti e tutte le modalità di scompenso. Vi è inoltre una variabilità soggettiva molto ampia nella manifestazioni sintomatologiche.

L’intervento psicoterapico

I primi incontri sono di carattere valutativo con lo scopo di definire la problematica del cliente – sia che si tratti di sintomi personali o di difficoltà relazionali – e raggiungere un obiettivo condiviso sul quale lavorare insieme.

La riorganizzazione in seduta delle informazioni portate dal cliente prevede la ricostruzione delle sequenze dell’episodio perturbante, dal quale è partita la richiesta di consulenza, ed eventualmente la cronologia degli episodi passati in cui era presente la problematica.

L’analisi degli aspetti salienti dell’evento critico, guidata dal terapeuta, è necessaria non solo per evidenziare la sequenza dei “fatti”, bensì anche – aspetto determinante nella terapia – il vissuto interno, ossia il flusso di pensieri, sensazioni, emozioni, immagini mentali che accompagna l’esperienza, e che richiede un’attenzione e una tecnica specifica per essere messo in luce.

Infine, importante è anche la spiegazione che il cliente da all’esperienza vissuta (perché è successo?). Nei primi incontri la capacità di auto esplorazione è limitata – nessuno di norma pone attenzione particolare al proprio vissuto che spontaneamente si manifesta nell’interiorità – ma col tempo diviene sempre più agevole coglierne l’interezza.

La ricostruzione dell’episodio critico con l’esperienza interna che l’accompagna, prende il nome di “moviola”, dal gergo tecnico cinematografico, a indicare la rivisitazione al rallenty dei fotogrammi che costituiscono una scena filmica.

Nell’esempio delle personalità controllanti, è importante individuare il sentimento di perdita di controllo di se stesso o della propria vita, di cui il cliente non è consapevole, le reazioni emotive e le scelte comportamentali conseguenti nel tentativo di gestire la crisi. Più avanti, nel corso della terapia, con l’aumento della capacità d’ introspezione, diviene più agevole individuare le modalità relazionali utilizzate dal cliente per ottenere un senso di sicurezza personale, ad esempio privilegiando la ricerca di protezione o al contrario, la ricerca di libertà dai vincoli.

Nel caso delle personalità contestualizzate, la ricostruzione descritta sopra è in grado di condurre gradualmente ad evidenziare il tema del giudizio che ha determinato lo scompenso, con le conseguenti reazioni comportamentali (ad esempio l’evitamento o la dipendenza) nei rapporti con gli altri.
A questo punto è possibile aiutare il cliente a giungere alla scoperta di nuove e più efficaci modalità personali di gestione delle proprie emozioni e del rapporto con sé stesso, con le sfide della propria vita e con gli altri.

Tale scoperte richiedono lo sviluppo della capacità di cambiare prospettiva da un punto di vista rigido e limitato a una visione personale più flessibile e “ad ampio raggio”, che includa e dia significato alle nuove informazioni emerse con l’analisi degli eventi perturbanti nel proprio contesto di vita.

La costruzione di un nuovo equilibrio avviene quindi nel rispetto della visione soggettiva del cliente, ed esclude qualsiasi interferenza rappresentata dalle opinioni e convinzioni del terapeuta. Infatti, il terapeuta fornisce gli strumenti per la crescita personale, mentre i contenuti sono quelli che di volta in volta il cliente porta in terapia.

La psicoterapia è concordata per obiettivi condivisi che possono infine includere, se il cliente lo desidera, ormai libero da manifestazioni sintomatologiche, anche la ricostruzione della storia di sviluppo, ovvero la ricostruzione degli episodi salienti dell’infanzia e dell’adolescenza, per giungere ad una narrazione più consapevole e autonoma degli eventi famigliari e del proprio ruolo in essi.

La rivisitazione di alcuni eventi di vita del passato può avvenire anche in una fase più precoce della terapia, quando necessario per comprendere un vissuto peculiare che non ha reale attinenza con la vita attuale del cliente.

Dal superamento dei sintomi e del disagio si giunge quindi a un cambiamento profondo della personalità, e al sentimento di essere finalmente più “sé stessi” che mai prima.

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